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Emergenza sbarchi - Alfano allerta le prefetture: "Trovate casa ai profughi"

I centri sono al collasso. In soli due giorni soccorsi oltre 5mila naufraghi. Cifre da record che fanno presagire un'estate peggiore del terribile 2014.
I mezzi di soccorso si spingtono spesso oltre il limite previsto Sbarchi e ancora sbarchi. Arrivano bastimenti carichi di immigrati. Le strutture sono più che in affanno, al collasso. Tanto che tutti i prefetti sono stati sollecitati dal Viminale a individuare strutture di accoglienza sui loro territori per far fronte al massiccio arrivo di migranti che continuano a sbarcare in questi giorni. I centri sono pieni e occorre mettere a disposizione altri posti e presto. Intanto, in mare, si consuma un'altra tragedia. E il lunghissimo elenco listato a lutto, che annovera 3072 vittime nel 2014 secondo l'Organizzazione internazionale per le migrazioni, si allunga con altri 9 nomi. Il numero di immigrati annegati domenica a circa 80 miglia dalle coste libiche potrebbe aumentare nelle prossime ore. L'area per tutta la giornata di ieri è stata sorvolata da un aereo Atr42 della Guardia costiera ed è anche stata lanciata una zattera in mare. Gli immigrati erano a bordo di un barcone fatiscente che si è capovolto rovesciando in acqua tutti i passeggeri. 144 sono stati soccorsi dalla Capitaneria di Porto. I superstiti sono stati trasferiti a bordo di una nave della Marina militare impegnata nella missione Triton, che ha fatto rotta verso la Sicilia. Sulla nave vi era anche uno dei nove cadaveri, mentre gli altri sono stati imbarcati su una motovedetta della Guardia costiera, che per lungo tempo è stata impegnata nelle operazioni di ricerca di altri superstiti o corpi. Si teme che la tragedia sia il preludio di un'estate di fuoco. Sono tantissimi gli immigrati pronti a imbarcarsi. Nei soli ultimi giorni, dal 10 al 12 aprile, sono stati soccorsi nel Canale di Sicilia 5.629 immigrati. Sono cifre da record, che fanno presagire come «l'anno più mortale» – com'è stato definito il 2014 dall'Oim con il doppio di morti in mare rispetto al 2011 – potrebbe anche essere superato nel 2015. Nella sola giornata di domenica, il Centro nazionale soccorso della Guardia costiera ha coordinato gli interventi di assistenza a 22 unità, tra gommoni e barconi fatiscenti. Il bel tempo segna, dunque, il nuovo inizio di un esodo che effettivamente non ha mai conosciuto sosta se non nei giorni di mare tempestoso. Non sono cessati nemmeno gli sbarchi alla vecchia maniera, quelli cioè che eludono i controlli e gli immigrati giungono sulle coste disperdendosi (senza controlli sanitari) per le città. È stato così nella notte tra domenica e ieri sulla spiaggia di Torre Salsa, nell'agrigentino. Sarebbero tra i 50 e i 60 gli stranieri giunti a riva. La marea (umana) è ancora sulle coste libiche, pronta a imbarcarsi, mentre su quelle italiane si abbattono tsunami. Perché non si sa come fare fronte all'emergenza. Perché i centri sono pieni. Perché gli italiani, pur solidali, sono allo stremo. Nel frattempo, quelle scelte, se pure permettono il recupero in mare di migranti, in qualche modo incentivano le partenze. In continuità con quanto accadeva durante Mare nostrum, infatti, anche con Triton gli immigrati si sentono al sicuro sapendo che saranno salvati. Lo attestano numerose confessioni di scafisti. Basterà dare un'occhiata alla traccia lasciata dal sistema AIS (Automatic identification ship) installato sui bastimenti in navigazione, Guardia costiera compresa, visionabile su www.marinetraffic.com, per constatare come i mezzi di Triton si siano spinti fin sotto le coste libiche, oltre il limite indicato dalla missione. «Li vanno a prendere come fossero traghetti – dice un poliziotto che preferisce mantenere l'anonimato -. A poche miglia dalle coste libiche c'è un pozzo petrolifero. Attorno vi stazionano mai meno di 4 rimorchiatori. I barconi in difficoltà non sono da soli». «Il carburante utilizzato per arrivare sotto costa e quello delle unità di Triton che partono da tutta Italia incide sui costi stanziati per la missione – dice Rosario Orlando, dirigente nazionale del sindacato di polizia Consap -. Il denaro che finisce nei serbatoi potrebbe servire per potenziare la sicurezza». La Consap è preoccupata. «È previsto l'arrivo di centinaia di migliaia di migranti – dice Igor Gelarda, dirigente nazionale Consap -. Spero che il nostro governo abbia le idee chiare, su come affrontare l'emergenza che rischia di divenire tragedia per tutti gli italiani».

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