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Fuga dalla realtà


06 apr, 2013

C’è un paese esausto della politica. E ci sono persone che non trovano altre alternative che il suicidio ai problemi economici che li perseguitano. Quando la vergogna e il dolore, dopo aver lavorato una vita intera, ti portano al suicidio, la dignità e tutte quelle belle parole scritte nella nostra Costituzione si riducono a un pugno di mosche. Inutili e maleodoranti.
La tragedia di Civitanova Marche è il segno che questo paese sia una ‘repubblica’
drammaticamente affondata dal lavoro. E le dichiarazioni dei politici di oggi non fanno che causare ancora più fastidio tra cittadini che non hanno più la forza di reagire e di sperare in un futuro migliore per i propri figli.
Quali figli poi? Questo è un paese che non può neanche più permettersi di pensare a una famiglia. E quali famiglie? Quelle che ancora danno un pasto a trentenni e quarantenni che a malapena lavorano e hanno cancellato da tempo parole come ‘casa’, ‘matrimonio’, ‘pensione’? Quali speranze dovrebbe nutrire una generazione sterile e ingabbiata che non ha più spazio né tempo per potersi costruire un futuro?
È scomparsa anche la voglia di sognare. Perfino per quelle famiglie che almeno prima riuscivano a cavarsela. Invece sempre più questi nuovi poveri fanno la fila agli sportelli della Caritas per ricevere un pasto caldo. E lunghissime sono le code all’Inps per riscuotere qualche soldo o sussidio dalla mobilità e disoccupazione. Per le strade, gente in giacca chiede l’elemosina nascondendosi la faccia. Gli imprenditori si impiccano per i troppi debiti e perché non possono più pagare i loro dipendenti. Al Sud un ragazzo su due non trova lavoro.
Vecchi problemi. Nuovi poveri. E l’emigrazione vista come unica soluzione. Per chi può. Per chi è stufo e non vuole più combattere. Si ricordi, però, che adesso non scappano più solo i cervelli ma anche quelli che non hanno più niente da perdere. L’Italia è tornato ad essere un paese di emigrazione. Dove la morte viene concepita come ultimo atto disperato di una vita che non è vita ma dolorosa e sofferta sopravvivenza. Sandro Pertini si chiedeva se si potesse veramente considerare libero un uomo che ha fame, che è nella miseria, che non ha un lavoro, che è umiliato perché non sa come mantenere i suoi figli ed educarli. Questo non è un uomo libero, diceva un grande uomo di Stato. E aggiungeva che non si poteva avere libertà senza giustizia sociale. E neanche senza solidarietà. Se l’Italia di oggi non è che un paese meschino e vile, è perché non siamo mai stati italiani. Neanche adesso che i nostri problemi sono quelli degli altri.
Vecchi problemi. Quelli del magna magna di una politica che riesce ancora a conservare certi privilegi. La politica puntuale che regala migliaia di euro di assegni di fine mandato a deputati e senatori, ma che non ha un soldo per gli sfollati dell’Aquila e dell’Emilia che dopo anni ancora non hanno una casa. La politica dei comuni sciolti per mafia ma che ricicla gli stessi condannati per nuove cariche. La politica dello scambio di poltrone tra banche e fondazioni (vedi il caso Cabras), ma che se ne infischia di governare e del pudore. Quando fuori c’è gente che sta morendo, che non ce la fa più a vivere.
La pacchia è finita. I politici che scappano e vengono fischiati quando scendono sulla terra dei problemi quotidiani sono le cronache dei nostri giorni. È anche vero, tuttavia, che sono ingiusti i fischi rivolti a persone delle istituzioni che per la prima volta assumono incarichi di governo. Come quelli rivolti a Laura Bordini, che non ha la bacchetta magica ma almeno sta educando al buon senso e alla politica come ideale, come dovrebbe essere.
Il miracolo economico degli anni ’50, l’andare in pensione a cinquant’anni, le due case e le vacanze sono ovviamente dei miraggi. Le nostre compagnie di bandiera sono ferme, la produttività è in letargo da vent’anni. Ma non è neanche più tempo di pianti, di annunci di emergenza sociale senza contenuti e di talk show. È tempo di sforzi collettivi e di costruire strategie di salvezza e di sviluppo. La politica deve essere programma e azione. Quello che si sta verificando in questi giorni è solo fuga codarda dalla realtà. E se neanche i cosiddetti ‘saggi’ sanno dove mettere le mani, che si trovi una soluzione tempestiva a questo scellerato disastro e cimitero di croci. Non basta più dire che ‘li abbiamo sulla coscienza’. Basta parlare. Basta prendersi in giro e soprattutto basta dire ‘con te non ci sto’. In un paese in emergenza, non si deve più discutere di larghe intese e grande coalizione. Tutte le forze politiche dovrebbero naturalmente sedersi a un tavolo e adottare i provvedimenti urgenti per un paese in miseria e allo stremo. Invece ancora si chiacchiera e perfino continuano le lotte interne. Cose da pazzi.

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