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La CIA dietro "Mani Pulite" e le vicende del 1992


«La Cia coprì l’apertura del Conto Protezione per il finanziamento illecito al Psi. Sapeva tutto. Il giorno dopo il disfacimento dell’impero comunista, la Cia ha preso e se n’è andata lasciandoci con il cerino in mano. Se ne andò perché l’Italia non aveva più un ruolo geopolitico e non c’era più da garantire l’equilibrio di Yalta.



Da noi prevalse l’Fbi, interessata ad evitare che la mafia prendesse troppa forza». L’ex ministro craxiano Gianni De Michelis non ha dubbi, e cita un’intervista al console americano Peter Semler: «Dice che Di Pietro lo avvertì nel ’91 che presto il Psi e la Dc sarebbero stati spazzati via».


Dichiarazioni consonanti con quelle di un altro ex ministro socialista, Rino Formica: sotto il ciclone Tangentopoli, gli Usa puntarono tutto su leader “zoppi” e quindi condizionabili: D’Alema e Fini, con alle spalle legami con un passato totalitario, e Berlusconi, imprenditore dai trascorsi controversi.


Nel ’92, continua De Michelis – intervistato da Mattia Feltri per “La Stampa” – Luciano Violante, del Pds, diventa presidente della Commissione antimafia, stringendo così uno stretto rapporto con Louis Freeh, dell’Fbi. «Niente di oscuro, s’intenda. Non parlo di complotti. Ma tutto si lega: l’ex Pci – con l’ambasciatore, con l’Fbi – diventa interlocutore dell’America. E al Pci non si applica il “non poteva non sapere”. Curioso no?».


Dunque l’Fbi si occupava di mafia con lo Stato italiano negli anni cruciali della “trattativa”? Secondo De Michelis bisognebbe chiederlo a Di Pietro, invitato al Dipartimento di Stato di Washington perché in quel momento «era l’uomo politico più importante d’Italia». C’era un progetto americano per pilotare la Seconda Repubblica? «Disegno sostanzialmente fallito», dice De Michelis., visto l’attuale frazionamento della magistratura italiana.





“Mani Pulite” un complotto? Quantomeno, un’operazione pilotata. Ne è convinto l’ex ministro democristiano Paolo Cirino Pomicino, sentito da Francesco Grignetti sempre su “La Stampa”. «Quando l’ex console americano a Milano Semler dice che era informato già alla fine del ‘91 di come sarebbero andate le cose, per me torna tutto», dice Pomicino, che ricorda un episodio rivelatore: «Nella primavera di quell’anno mi venne a trovare Carlo De Benedetti e mi disse che, assieme ad alcuni suoi amici imprenditori, voleva dare vita a un nuovo progetto politico.


Mi chiese se avessi voluto diventare il “suo ministro”. Mi misi a ridere. Pochi mesi dopo però capii che non scherzava affatto. E’ dalla primavera del ‘91, metabolizzata la caduta del Muro, che si fa strada il disegno di cambiare la classe politica italiana. Sul versante italiano, chi si rifaceva al vecchio partito d’azione pensò che fosse giunto il momento di prendere la guida del Paese».


Sul versante americano, le strutture d’intelligence ritennero che gli italiani si erano spinti un po’ troppo in là, aggiunge Pomicino: «Non dimentichiamo che l’episodio di Sigonella era accaduto appena cinque anni prima». I palestinesi di Abu Abbas, sequestratori dell’Achille Lauro, sfuggiti alla cattura grazie alla fermezza del governo Craxi.


«E gli americani, intendo gli uomini della loro intelligence, non se ne erano dimenticati». Ma la magistratura milanese che c’entra? «E’ storia, anche se poco nota da noi, che la Cia agli inizi degli anni ‘90 abbia avuto ordine di fare anche intelligence economica e di raccogliere informazioni sull’Europa corrotta», racconta Pomicino.


«Ora, che in Italia ci fosse un sistema di finanziamento illecito ai partiti è noto oggi ed era noto allora. Io lo dissi pure in una riunione dei vertici della Democrazia cristiana, che il finanziamento illecito era il nostro fianco scoperto. Ritengo che la Cia abbia raccolto informazioni e le abbia girate alla magistratura di Milano dove c’era un pm, ex poliziotto, che non andava troppo per il sottile».


La Cia, diretta “ispiratrice” di Di Pietro? «Nello stesso periodo – continua Pomicino – la Francia allontanò sei agenti segreti americani che indagavano sulla loro industria degli armamenti e su presunte mazzette verso Taiwan. In Germania, sempre nello stesso periodo, il cancelliere Kohl fu fatto dimettere per un finanziamento non dichiarato».


E anche in Italia, in quel periodo, capitarono diverse stranezze: «Qualcuno ricorda lo strano furto della pistola d’ordinanza dalla macchina dell’allora capo della polizia, Vincenzo Parisi? Reagì con una frase stizzita: “Qualcuno vuole fare dell’Italia una terra di nessuno”. Oppure vogliamo parlare del panfilo Britannia, dove si ritrovarono a parlare di come privatizzare la nostra industria di Stato? Era il giugno ‘92».





Poi però è lo stesso Bartholomew, ambasciatore designato da Clinton per “mettere ordine” nell’Italia terremotata dagli scandali, ad ammettere di aver in seguito frenato i giudici di Milano.


Per Paolo Cirino Pomicino, la versione di Barthlomew – prima la “rivoluzione” di “Mani Pulite”, poi il colpo di freno – è perfettamente credibile: «Un conto è muovere le cose per riconquistare un’influenza perduta, e fare i conti con Andreotti e Craxi che si muovono troppo liberamente sullo scacchiere arabo e mediterraneo; altro è destabilizzare un Paese cruciale per le loro alleanze. Bartholomew ha una visione più larga e si rende conto che l’interesse americano è diverso. E ferma le macchine».


http://www.libreidee.org/2012/09/de-michelis-e-pomicino-cera-la-cia-dietro-mani-pulite/

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